PFM: L’Energia la musica e le parole di chi ha fatto la storia approdano sabato al Teatro Galleria di Legnano
C’è un filo rosso che lega la Milano degli anni ’70 ai palcoscenici internazionali di Londra e Los Angeles, un filo tessuto con l’abile tecnica e la libertà creativa della Premiata Forneria Marconi. La PFM non è solo una band; è un’istituzione della musica italiana, capace di trasformare il rock progressivo in un linguaggio universale.
Questo sabato, il Teatro Galleria di Legnano si prepara ad accogliere un evento carico di emozioni, dove la precisione del “suonato rigorosamente dal vivo” incontrerà l’improvvisazione e la storia. In attesa del concerto, abbiamo ripercorso con la band i momenti chiave di una carriera irripetibile.
La PFM nasce in un’Italia musicale in grande fermento: guardando oggi a quei primi anni, quali incontri, scelte o “azzardi” ritenete siano stati decisivi per costruire la vostra identità sonora così riconoscibile?
Il nostro azzardo più grande è quello di aver deciso di lasciare il certo per l’incerto, nel senso che eravamo turnisti doc, con un contratto discografico come “I Quelli”, ma abbiamo preferito lasciare il mondo delle cover beat per la nostra musica, quella creata da noi stessi. La prima scelta, quella importante, è stata quella di cambiare la casa discografica, lasciando la “Ricordi” per la neonata “Numero Uno” capitanata da Rapetti, il papà di Mogol. Io stesso, per liberare la band dal vecchio contratto, ho accettato di partecipare a Sanremo con l’Equipe 84, che in quel momento non aveva il batterista disponibile. Per la nostra identità sonora non abbiamo avuto incontri particolari, se non esserci ritrovati noi stessi con un DNA praticamente unico.
La collaborazione con Fabrizio De André ha segnato una svolta storica per la musica italiana: che cosa vi ha insegnato artisticamente e umanamente?
Fabrizio De André ci ha insegnato l’importanza dei testi. Noi prima davamo importanza solo alla parte musicale, lui ci ha insegnato che la parola è estremamente importante.
Siete stati tra i pochi gruppi italiani capaci di affermarsi anche all’estero: qual è il segreto di una musica che ha saputo attraversare decenni e confini senza perdere credibilità?
La nostra capacità è sempre stata quella di essere musicisti che non sono mai scesi a compromessi. Essere se stessi alla fine paga.
Dopo tanti album, collaborazioni e sperimentazioni, che cosa vi stimola ancora a creare?
Ogni volta noi iniziamo una creazione musicale come se fosse la prima volta. Non ci ripetiamo mai e ci piace cambiare ogni volta lo stile. Il nostro pubblico è sempre stato sorpreso da questi cambiamenti e questo ci rende sempre in sintonia con i tempi.
State lavorando a nuovi progetti discografici o artistici che possano sorprendere il pubblico della PFM di oggi?
Ogni nostro concerto non è mai uguale al precedente. Ogni volta c’è sempre un’invenzione che butta il seme per future composizioni. Il nostro pubblico lo sa e ci regala ogni sera grandi emozioni, che si trasformano in energia reciproca.
Il nuovo tour vi riporta sul palco del Teatro Galleria di Legnano: che esperienza volete far vivere al pubblico e che ruolo ha il live in un’epoca dominata dallo streaming?
I concerti live sono spesso messi in rete a disposizione del pubblico. Lo streaming è usato per le dirette live quindi, se il tutto è usato correttamente, ben venga. I nostri live sono sempre senza sequenze e senza preregistrazioni. Non usiamo il click e tutto è suonato rigorosamente dal vivo. Il concerto del Teatro Galleria di Legnano sarà quindi un evento carico di grandi emozioni.
Intervista di Francesca Capri
