C’è un tavolo apparecchiato, un bicchiere di vino e quella voglia di ridere delle nostre sventure quotidiane che solo un amico sa trasmettere.
Il 6 marzo alle 21, il sipario del Teatro Galleria di Legnano si alza su “Osteria Giacobazzi”, un format che trasforma il palco in un luogo di incontro vero, uno spettacolo fatto di storie, di volti e di quel pizzico di sana follia che ci serve per staccare la spina. Lo abbiamo incontrato per un’intervista esclusiva: tra riflessioni sulla comicità di oggi e anticipazioni sullo show, ecco il Giacobazzi “dietro le quinte”.
Se la sua carriera fosse una serata in Osteria, quale sarebbe stato il momento “amaro”, quale il “frizzante”?
Io ho iniziato realmente a lavorare in un’osteria, nei bei tempi della Bologna da bere, da ridere, da divertirsi, ogni sera era una festa diversa, in ogni serata succedeva qualcosa di frizzante, di nuovo, di divertente. Molti di questi episodi sono diventati racconti e monologhi comici all’interno di Osteria Giacobazzi, spettacolo nel quale cerchiamo di portare sul palco esattamente il clima che si viveva in quegli anni, qualcosa di irripetibile oggi. Il buonumore regnava, non esisteva il politicamente corretto, ci si prendeva in giro su qualunque cosa, e tutto passava con una risata e un bicchiere di vino. Quindi. per conoscere i momenti frizzanti sarete costretti a venire in teatro, vi garantisco che sono molti e molto divertenti.
Per il momento amaro in realtà non saprei, sicuramente ce ne saranno stati, serate storte, qualche amico perso, ma oggi dopo tanti anni, i ricordi residui sono soltanto positivi e divertenti, forse anche perché il ricordo dei vent’anni vince su tutto, le cose negative svaniscono, e resta soltanto una grande nostalgia per quegli anni meravigliosi e quel clima irripetibile che cerchiamo di riprodurre con Osteria Giacobazzi.
La sua abilità è di creare un clima festoso, unaconvivialità che mescola ironia e tradizione al sapore di confidenze e verità: come decide i suoi compagni di viaggio?
La scelta deriva da varie motivazioni. la prima e più importante è il feeling con me e con tutto il gruppo, fondamentale per uno spettacolo come questo, il clima e la goliardia che portiamo sul palco non è recitazione, ma è reale, il clima che si vive in gruppo è esattamente quello che portiamo in scena, se non ci fosse una coesione e amicizia tra tutti noi, questo non sarebbe possibile.
Ovviamente c’è anche la ricerca di completare la squadra con diverse tipologie di comicità, per non avere duplicati nello show, i Masa fanno comicità musicale, Andrea Vasumi è un’ottima spalla e un fantastico improvvisatore, Alberto Caiazza il miglior rumorista in Italia, Franco Trentalance un personaggio unico, Marta e Margherita due bravissime cantanti e Bicio la ciliegina sulla torta. Restando in tema Osteria è una ricetta perfetta, dove ogni ingrediente serve a valorizzare al massimo tutti gli altri.
Osteria Giacobazzi sembra un luogo dell’anima, un posto dove si curava il “mal di vivere”, esiste davvero un’osteria reale che le ha insegnato a raccontare il mondo?
Certo che esiste, o meglio è esistita. è l’osteria nella quale lavoravo da giovane, si chiamava l’Osteria del Buonumore e quello che succedeva ogni sera era esattamente quello che portiamo sul palco di Osteria Giacobazzi. Anzi… qualcosina abbiamo dovuto tagliare e censurare perché in quegli anni in Osteria accadeva veramente di tutto, tutto era concesso e qualsiasi cosa finiva con una risata e un bicchiere di vino.
La sua comicità spesso difende le imperfezioni umane: oggi, in un’epoca che punta alla perfezione digitale, l’imperfezione fa ancora ridere o fa più riflettere?
Sicuramente è l’imperfezione a far sorridere e quindi su questo si basa la comicità, e più aumenta la voglia di perfezione, più la chiave divertente funziona. Poi è il pubblico a decidere come gestire le proprie reazioni, c’è chi si limita a ridere perché ha bisogno di due ore di svago dai problemi e dalla routine quotidiana e, c’è chi invece analizza in maniera più profonda il messaggio dell’artista sul palco. Credo che il comico debba fare di tutto per far ridere, poi ogni persona prende quello che più gli serve in quel momento e lo fa suo.
Se potesse invitare un personaggio storico o letterario a sedersi al tavolo della sua Osteria, chi sceglierebbe e perché?
Senza dubbio uno dei miei idoli e probabilmente colui per cui ho deciso di fare questo mestiere, il maestro Walter Chiari.
Palco del teatro Galleria a Legnano una domanda provocatoria: quando tra vent’anni qualcuno parlerà di Giuseppe Giacobazzi, quale parola spera che venga usata per descriverla: comico, narratore, poeta popolare… o…?
Questa è una domanda difficile, forse un po’ di tutto questo, sono semplicemente una persona che è riuscita a fare della sua passione un mestiere, far ridere mi è sempre piaciuto, regalare un sorriso alle persone, anche in momenti di difficoltà ha un valore sociale enorme, e se oltre a questo si riesce anche a far pensare un pochino le persone la soddisfazione diventa doppia. Questo è il ruolo del comico, e forse il termine che riassume meglio come vorrei essere ricordato.
Intervista a cura di Francesca Capri
